Rischio Vulcanico

Rischio Vulcanico

 

 

Il piano nazionale d’emergenza elaborato dalla comunità scientifica, ha lo scopo di difendere gli abitanti dell’area vesuviana da una possibile eruzione ha come scenario di riferimento l’evento esplosivo del 1631. La comunità scientifica concorda nel ritenere che il Vesuvio sia alimentato in maniera stazionaria da magmi ad alta temperatura; inoltre, che dopo l’eruzione del 1944 il volume di magma entrato nel sistema vesuviano sia di circa 200 milioni di mc. Se un tale volume venisse eruttato per intero nel corso di un’unica eruzione esplosiva, darebbe luogo ad un’eruzione subpliniana simile a quella del 1631.

L’attività del Vesuvio può manifestarsi attraverso una serie di fenomeni, non necessariamente correlati tra loro, tutti comunque di grande pericolosità:

 

Caduta di frammenti solidi di dimensioni e temperatura variabili;
Scorrimento di colate di lava;
Terremoti;
Tsunami di origine vulcanica;
Flussi piroclastici;
Colate di fango;
Emissione di gas vulcanici.

 

A questi vanno aggiunti quei fenomeni non direttamente connessi con le fenomenologie eruttive, ma ad esse strettamente collegate come frane, inondazioni etc. Risulta evidente che, la città di San Giorgio a Cremano sarebbe coinvolta da tutte le fasi eruttive di un possibile evento (eruttivo) massimo atteso, in quanto localizzata a circa 8 km dal centro eruttivo.

Nella fase di preallarme, il controllo delle operazioni passa al livello nazionale. Viene dichiarato lo stato di emergenza, nominato un Commissario delegato, convocato il Comitato Operativo della Protezione Civile. Le forze dell’ordine e i soccorritori si posizionano sul territorio secondo piani prestabiliti. In questa fase anche la popolazione viene coinvolta: coloro che vogliono allontanarsi, possono farlo tranquillamente, senza il timore di lasciare incustodite le proprie case, in quanto sarà già attivo un presidio di vigilanza. I residenti delle zone a rischio possono raggiungere una propria sistemazione autonoma.

Devono comunque seguire le indicazioni del piano d’emergenza così come di seguito illustrato, per quanto riguarda le vie di allontanamento da seguire, al fine di consentire il più agevole deflusso della circolazione ed evitare intralcio ai soccorritori. Devono inoltre comunicare al Sindaco la loro decisione e i dati della località dove andranno a stabilirsi.

Il territorio sarà progressivamente presidiato dai soccorritori. Le strutture sanitarie saranno evacuate, in anticipo rispetto alla popolazione; sono necessari infatti tempi più lunghi per programmare e disciplinare la messa in sicurezza dei degenti e delle persone bisognose di assistenza. In questa fase si avviano anche le azioni per la salvaguardia dei beni culturali: importante è anche mettere al sicuro gli inestimabili beni culturali trasportabili e proteggere, per quanto possibile, i beni culturali immobili. In questa fase, qualora la Commissione Grandi Rischi, in base all’evolversi della situazione, ritenesse chel’attività del vulcano è rientrata al di sotto della fase di preallarme, il Dipartimento della Protezione Civile dichiara il ritorno alla fase di attenzione.

Qualora i fenomeni dovessero continuare ad accentuarsi, si entrerebbe nella fase di allarme. Questo vuol dire che gli esperti ritengono ormai quasi certa l’eruzione, la quale potrebbe verificarsi nell’arco di alcune settimane. La fase di allarme scatta, infatti, alcune settimane prima dell’eruzione. L’intera area intorno al vulcano (zona rossa) e la popolazione dei 18 comuni è trasferita in aree sicure. Sul territorio saranno già attivi i Centri Operativi Misti (COM), previsti dal piano nazionale d’emergenza, per coordinare le attività a livello locale. In questa fase si provvede all’allontanamento di tutta la popolazione dalla zona rossa. È necessario che, nel tempo massimo di 72 ore, i 550 mila abitanti della zona rossa e nel caso specifico i circa 48.000 di San Giorgio a Cremano vengano allontanati.

 

COSA FARE IN CASO DI EMERGENZA

 

La popolazione può raggiungere una propria sistemazione autonoma o le aree di prima accoglienza fuori dalla zona a rischio: strutture individuate dalla regione Campania e nelle regioni limitrofe utilizzando la propria autovettura o i mezzi pubblici su gomma messi a disposizione dalla protezione civile.Vengono utilizzati i percorsi stradali e i “cancelli” di accesso alla viabilità principale stabiliti nel Piano di emergenza.

Per gli abitanti della città di San Giorgio a Cremano risulterà accessibile il cancello autostradale AA30 Svincolo Ponticelli – San Giorgio Nord dell’A3 in direzione del flusso di allontanamento verso le città di: Roma, Frosinone; Viterbo; L’Aquila. L’area di raccolta per il comune di San Giorgio a Cremano è presso il Centro Commerciale Campania in Provincia di Caserta.

Completata l’evacuazione, anche i soccorritori ripiegano nella zona a rischio minore (zona gialla), mentre le forze dell’ordine dispongono una cintura di sicurezza sui confini della zona rossa. Anche in questo caso, qualora la situazione dovesse rientrare, il Dipartimento della Protezione Civile dichiara terminata la fase di allarme per tornare alla fase di preallarme. Qualora invece l’eruzione avesse luogo, la zona rossa sarebbe già completamente sgomberata. Gli abitanti del settore della zona gialla interessato dalla ricaduta di particelle vengono ospitati temporaneamente in strutture di accoglienza nella Regione Campania, mentre la comunità scientifica segue costantemente l’evolversi dell’eruzione fino al suo completo esaurimento. Una volta terminata l’attività eruttiva vengono effettuate le necessarie verifiche dell’agibilità delle strutture e dei danni alle zone colpite e successivamente può ricominciare, dove possibile, il rientro della popolazione precedentemente allontanata.

Il periodo di attesa tra la registrazione dei primi fenomeni precursori e l’eruzione, nonché quello tra l’evacuazione e l’eruzione stessa potrebbe durare anche dei mesi. La protezione civile, fin dai primi momenti e nel corso dell’intera emergenza, informerà puntualmente e tempestivamente la popolazione su quanto avviene e contestualmente metterà in atto tutte le misure e gli interventi necessari per salvaguardare la vita ed i beni nelle aree a rischio.

Si rimarca che gli abitanti della zona rossa dovranno essere allontanati prima dell’inizio dell’eruzione. Naturalmente in Campania non vi sarebbe la possibilità di accogliere 550 mila persone, pertanto, anche per consentire il mantenimento delle relazioni sociali e la continuità delle attività scolastiche, ciascuno dei 18 comuni della zona rossa è gemellato con una regione che, in caso di eruzione, ne accoglierà gli abitanti. I capifamiglia allontanatisi con mezzi propri e le famiglie che hanno usufruito dei mezzi messi a disposizione, si ricongiungeranno pertanto nei luoghi gemellati già previsti dal piano nazionale d’emergenza. La città di San Giorgio a Cremano, secondo il nuovo piano nazionale d'emergenza elaborato dalla comunità scientifica, è gemellata con la regione Toscana.

Approfindimento: OPUSCOLO PROTEZIONE CIVILE FORMATO PDF