Piano di emergenza nazionale del Vesuvio

“Dalla pubblicazione  Magazine “Protezione Civile” anno 5 n. 15”- novembre – gennaio 2015

Piano di emergenza nazionale del Vesuvio -  Percorso di aggiornamento della pianificazione.

Vesuvio

È un vulcano a forma di tronco di cono, situato a circa 12 chilometri da Napoli, in un’area popolata sin dall’antichità. La sua storia è segnata da grandi eruzioni esplosive, come quella che nel 79 d.C. distrusse Pompei, Ercolano e Stabia e che ha reso il Vesuvio celebre in tutto il mondo. Negli ultimi quattro secoli, dopo l’evento del 1631, il vulcano è stato invece caratterizzato dall’alternanza di periodi di attività eruttiva a condotto aperto, con eruzioni di modesta energia, e periodi di riposo. La sua ultima eruzione, avvenuta nel 1944, ha segnato l’inizio di un periodo di quiescenza del vulcano, cioè di riposo: il condotto attualmente si presenta ostruito e le reti di monitoraggio dell’Osservatorio vesuviano registrano solo attività fumarolica e sciami sismici di moderata energia, senza deformazioni del suolo o variazioni significative dei parametri fisici e chimici del sistema. Oggi, alle falde del Vesuvio, vivono circa 700mila persone ed è per questo che si tratta di una delle aree a più alto rischio vulcanico nel mondo. È dunque importante pianificare le azioni da mettere in atto nel caso di previsione di ripresa dell’attività eruttiva

1)      Piano di emergenza Il primo piano nazionale di emergenza è stato redatto nel 1995, poi aggiornato nel 2001 e nel 2006, a seguito dell’esercitazione internazionale Mesimex. Nel 2012, il Gruppo di lavoro della Commissione nazionale incaricata di aggiornare la pianificazione per il Vesuvio ha consegnato il documento contenente il nuovo scenario e i livelli di allerta. Questo documento è stato sottoposto alla valutazione della Commissione nazionale grandi rischi che lo ha ritenuto coerente con i più recenti studi svolti sul tema. Successivamente il Dipartimento ha avviato una serie di interlocuzioni con la Regione Campania che hanno portato alla ridefinizione della nuova zona rossa, cioè l’area per cui l’evacuazione preventiva è l’unica misura di salvaguardia della popolazione. La nuova zona rossa, a cui si è arrivati anche grazie alla collaborazione di alcuni dei Comuni vesuviani, è stata approvata il 14 febbraio 2014 con una direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri. Nella stessa direttiva, sono stati ridefiniti i gemellaggi tra i Comuni in zona rossa e le Regioni e le Province Autonome. Le modalità con cui saranno evacuati gli abitanti della zona rossa sono contenute nel piano di allontanamento, che attualmente è in fase di aggiornamento da parte della Regione Campania. Per quanto riguarda la zona gialla, che individua le aree esposte alla ricaduta di prodotti piroclastici, è già stata condivisa una proposta di ridelimitazione con la Regione Campania mentre è ancora in via di definizione la zona blu, che considera i fenomeni di alluvionamento e invasione da colate rapide di fango (lahar).

2)      Scenario di riferimento Lo scenario scelto per aggiornare la pianificazione di emergenza fa riferimento a un’eruzione esplosiva sub-pliniana, come già assunto nel piano del 2001. Questo scenario prevede la formazione di una colonna eruttiva, la caduta di bombe vulcaniche, blocchi, ceneri e lapilli e la formazione di flussi piroclastici. L’eruzione potrà essere preceduta e accompagnata da attività sismica. Per la definizione dello scenario di riferimento è stata valutata la probabilità condizionata di accadimento – ossia calcolata partendo dal presupposto che l’evento si verifi- È un vulcano a forma di tronco di cono, situato a circa 12 chilometri da Napoli, in un’area popolata sin dall’antichità. La sua storia è segnata da grandi eruzioni esplosive, come quella che nel 79 d.C. distrusse Pompei, Ercolano e Stabia e che ha reso il Vesuvio celebre in tutto il mondo. Negli ultimi quattro secoli, dopo l’evento del 1631, il vulcano è stato invece caratterizzato dall’alternanza di periodi di attività eruttiva a condotto aperto, con eruzioni di modesta energia, e periodi di riposo. La sua ultima eruzione, avvenuta nel 1944, ha segnato l’inizio di un periodo di quiescenza del vulcano, cioè di riposo: il condotto attualmente si presenta ostruito e le reti di monitoraggio dell’Osservatorio vesuviano registrano solo attività fumarolica e sciami sismici di moderata energia, senza deformazioni del suolo o variazioni significative dei parametri fisici e chimici del sistema. Oggi, alle falde del Vesuvio, vivono circa 700mila persone ed è per questo che si tratta di una delle aree a più alto rischio vulcanico nel mondo. È dunque importante pianificare le azioni da mettere in atto nel caso di previsione di ripresa dell’attività eruttiva. 1 2 23 Vesuvio e Campi Flegrei chi – di diversi scenari, corrispondenti a tre tipi di eruzioni. In base agli studi statistici, per il Vesuvio risulterebbe più probabile (poco superiore al 70%) l’evento di minore energia (Stromboliana violenta), tuttavia si è scelto di pianificare in base a un’eruzione esplosiva sub-Pliniana perché ha una probabilità di accadimento piuttosto elevata (poco inferiore al 30%). Il nuovo piano di emergenza sarà comunque efficace anche nel caso di un’eruzione minore. Ai fini della pianificazione, non è stata invece considerata l’eruzione più violenta, cioè la pliniana, perché la sua probabilità condizionata di accadimento è solo dell’1% e, allo stato attuale, non si rivela la presenza di una camera magmatica in grado di generarla.

3)      Livelli di allerta I livelli di allerta scandiscono il tempo che precede una possibile ripresa dell’attività eruttiva. Quelli previsti per il Vesuvio, come nel piano del 2001, sono quattro: un livello di base (verde), un livello di attenzione (giallo), un livello di pre-allarme (arancione) e un livello di allarme (rosso). Attualmente il livello di allerta al Vesuvio è verde, in quanto non si registra alcun fenomeno anomalo rispetto all’ordinaria attività che caratterizza da decenni il vulcano. Il passaggio da un livello di allerta al successivo viene stabilito valutando, in particolare, le variazioni dei parametri ordinariamente monitorati (sismicità, deformazione del suolo, composizione dei gas nelle fumarole, ecc.), 24 ore su 24, dal sistema di monitoraggio gestito dall’Osservatorio vesuviano dell’Ingv.

4)      Zona rossa La nuova zona rossa è più ampia rispetto a quella individuata nel 2001 perché comprende oltre a un’area esposta all’invasione di flussi piroclastici, definita “zona rossa 1”, anche un’area a elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di ceneri vulcaniche e lapilli, definita “zona rossa 2”. Oltre ai 18 Comuni già in zona rossa (Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase), sono stati ricompresi per intero i Comuni di Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano e Scafati e solo in parte i quartieri di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio del Comune di Napoli, il Comune di Nola e l’enclave di Pomigliano d’Arco nel Comune di Sant’Anastasia.

 

5)      Gemellaggi Lo schema di gemellaggio prevede che la popolazione di Portici sia assistita in Piemonte; di Nola in Valle D’Aosta; di Cercola in Liguria; di Torre del Greco e Somma Vesuviana in Lombardia; di Pollena Trocchia in Trentino-Alto Adige; di San Giuseppe Vesuviano e Sant’Anastasia (compreso l’enclave di Pomigliano D’Arco) in Veneto; di Palma Campania in Friuli Venezia Giulia; di Ercolano in Emilia-Romagna; di San Giorgio a Cremano in Toscana; di San Gennaro Vesuviano in Umbria; di Poggiomarino nelle Marche; di Ottaviano e le circoscrizioni di Napoli nel Lazio; di Terzigno in Abruzzo; di Massa di Somma in Molise; di Torre Annunziata e San Sebastiano al Vesuvio in Puglia; di Boscotrecase in Basilicata; di Boscoreale in Calabria; di Scafati e Trecase in Sicilia; e Pompei in Sardegna.